Con grande eccitazione e trepidazione ho aspettato la mostra di Mark Rothko che ha finalmente aperto i battenti a Palazzo Strozzi a Firenze, precisamente il 14 marzo. Prima di addentrarci a parlare di Mark Rothko, ecco quello che dovete sapere per organizzare la vostra visita.
Qualche informazione pratica sulla mostra di Mark Rothko a Palazzo Strozzi a Firenze.
La mostra ha come titolo Rothko a Firenze e sarà possibile visitarla fino al prossimo 23 agosto.
La sede principale è Palazzo Strozzi, ma si potranno ammirare altre opere dell’artista nei suoi luoghi del cuore di Firenze: il Convento di San Marco e la Biblioteca Medicea Laurenziana di Michelangelo.
Attenzione agli orari di apertura delle singole sedi!!!
- Palazzo Strozzi è aperto tutti i giorni dalle 10 alle 20 e il giovedì prolunga l’apertura fino alle 23
- Convento di San Marco è aperto dal martedì alla domenica dalle 8:30 alle 13:50 (ultimo ingresso ore 12:45)
- Biblioteca Medicea Laurenziana è aperta dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle ore 13.30 (ultimo ingresso ore 13.00)
Come già avvenuto per la mostra sul Beato Angelico, anche in questo caso si può usufruire di una riduzione sui vari biglietti.
Comprando un biglietto di una delle sedi si ha dunque diritto al biglietto ridotto per le altre due sedi.
Il nostro suggerimento è acquistare online il biglietto per Strozzi e dopo averlo acquistato, procedere all’acquisto degli altri biglietti.
Per quanto riguarda San Marco, anche in questo caso vi invitiamo a prenderlo online selezionando l’opzione “Tariffa ridotta riservata ai possessori del biglietto della sezione della mostra a Palazzo Strozzi e per i tesserati Amici di Palazzo Strozzi” a 8,00 euro. Il sito dove si acquista è quello di CoopCulture, qua il link ai biglietti per i singoli visitatori.
Per la Biblioteca Medicea Laurenziana potete recarvi direttamente alla biglietteria e per usufruire del biglietto a 5,00 euro basterà mostrare uno dei due biglietti precedenti (vanno bene anche in formato elettronico).
Visite guidate di gruppo e private alla mostra di Mark Rothko a Palazzo Strozzi a Firenze
Se cercate delle visite guidate ecco che faccio al caso vostro. Ho riservato 4 date alle visite guidate a raccolta.
- Domenica 29 marzo ore 16:30
- Giovedì 09 aprile ore 18:30
- Sabato 18 aprile ore 16:30
- Sabato 16 maggio ore 16:30
Costo visita guidata + biglietto + sistemi radio
Euro 30 adulti
Euro 20 fino a 18 anni
per prenotare il vostro posto basta scrivere una email a info@iconatoscana it
Se invece volete visitarla privatamente in altra data potete scrivere una mail allo stesso indirizzo e vi forniremo tutte le informazioni.
Finalmente una grande mostra monografica dedicata a Mark Rothko a Palazzo Strozzi a Firenze
Un grande amore è quello che collegava Rothko all’Italia e alcuni luoghi in particolare rivestivano per lui un grande significato, tra questi il Convento di San Marco e la Biblioteca Mediceo-Laurenziana di Michelangelo. Nei suoi viaggi compiuti in Italia cercava sempre di visitare questi due luoghi e proprio per questa sua elezione, il figlio Christopher desiderava dedicare una mostra monografica a suo padre nella città che egli tanto amava, ed ecco come è nata questa mostra dove sono esposte più di 70 opere che abbracciano tutto l’arco della sua vita artistica. Una occasione rara se si pensa che l’ultima grande monografica dedicatagli in Italia risale al 2007 a Roma.
Voglio condividere con voi alcuni pensieri sulla sua opera.
Rothko non è un pittore astratto
Da sempre Rothko è uno dei miei artisti preferiti; uno di quegli artisti che ti fanno emozionare e che ammirandolo ti accorgi che si pone nella stessa scia di pittori come Giotto, Beato Angelico, Michelangelo, Tiziano, Tintoretto, Rembrandt… artisti che egli amava e con i quali si è messo in rapporto, non tanto per idolatrarli come maestri irraggiungibili, ma come esempi morali da seguire.
L’arte di Rothko vuole essere assoluta, sondare tutta la realtà, e proprio per questo egli non si definiva un’astrattista, tutt’altro, con le sue opere egli vuole parlare delle “emozioni fondamentali dell’uomo, la tragedia, l’estasi, la sorte“. Certo che è costretto a farlo non più con il linguaggio e con i simboli usati dagli artisti nel passato, ma ricercando un suo personale linguaggio. Ed è questa ricerca (a volte anche disperata) che contraddistingue tutta la sua opera.
Ascoltiamo l’artista:
Accetto la realtà materiale del mondo e la sostanza delle cose. Mi limito ad ampliare l’estensione di questa realtà, conferendole gli stessi attributi delle esperienze che fanno parte del nostro ambiente più familiare. Insisto sulla pari esistenza del mondo generato dalla mente e del mondo procreato da Dio al di fuori di questa. Se ho esitato a servirmi di oggetti familiari, è a causa del mio rifiuto di mutilare la loro apparenza nell’interesse di un’azione che sono troppo vecchi per svolgere o per la quale, forse, non sono stati mai designati.
L’arte come esperienza religiosa
C’è qualcosa di tragico nelle sue opere ma anche di stranamente pacificante, cosa quest’ultima che stupiva lo stesso Rothko. Anche su di me le sue opere producono spesso lo stesso effetto e quando le guardo mi sento assorbita dentro, come se entrassi in un altro mondo, un mondo direttamente in rapporto con la sorgente dell’Essere.
Dice Rothko “quando vedo commuoversi chi guarda le mie opere, penso che viva la stessa esperienza religiosa che ho provato io quando le ho dipinte”.
Questa frase credo che possa spiegare perfettamente perché il luogo preferito di Rothko a Firenze fosse il Convento di San Marco con le pitture del Beato Angelico.
Guerra e Pace
Dunque quello che fa Rothko è porre noi spettatori in rapporto con il nostro significato ultimo e del significato ultimo di tutta la realtà. Una vera e propria esperienza mistica. Ciò che però noi spettatori sperimentiamo come una grande pace, Rothko lo viveva come una lotta continua. Ecco cosa dice l’artista “La violenza è l’humus dei miei quadri è l’unico equilibrio possibile è quello precario che precede l’istante del disastro… rimango sempre sorpreso nel sentire che i miei dipinti comunicano un’impressione di pace. In realtà sono una lacerazione. Nascono dalla violenza”.
(Per chi avesse visto la mostra di Anselm Kiefer sicuramente troverà un’assonanza tra questa affermazione di Rothko e l’opera di Kiefer).
Questo viene ottenuto dall’artista attraverso le grandi campiture di colore che sono state ottenute attraverso sottilissimi strati di colori anche diversi, per cui un’opera apparentemente composta di 3 colori se guardata con attenzione comincia a risucchiarci o respingersi. Noi lottiamo con l’opera come lottano tra di loro i diversi colori stesi sulla tela, una lotta che è ancora al livello delle forme primordiali, ma che l’artista riteneva avere in sé già tutti i grandi temi che accompagnano la storia dell’umanità. I quadri sono come gli archetipi tipici del mito che non ci vengono raccontati tramite un linguaggio figurativo ma che egli voleva trasmettere attraverso il colore.
Allore ecco che i quadri di Rothko cantano come le muse antiche ma il suo è un canto senza parole come le aveva definito Gillo Dorfles, ma non per questo ne siamo meno ammaliati.
Ma quale è il compito dell’artista?
Chiudo questa mia breve introduzione sottoponendovi 5 punti così come li possiamo leggere nella lettera scritta a due mani da Rothko e Gottlieb al direttore artistico del New York Times il 7 giugno del 1943 che possono aiutarci a capire dove sta la questione dell’arte vera per il nostro artista. L’arte contemporanea ci sbatte in faccia questa domanda in modo palese, ma tutta la storia dell’arte è divisa tra coloro che possiamo definire artisti e coloro che sono dei meri decoratori, degni di nota solo per la loro abilità tecnica, la quale però da sola non è indice di una vera ricerca artistica.
- Per noi l’arte è un’avventura in un mondo sconosciuto, che possono esplorare solo quanti sono decisi ad assumersene i rischi.
- Questo mondo dell’immaginazione è libero dai pensieri e causticamente opposto al senso comune.
- Il nostro compito in quanto artisti consiste nel far sì che lo spettatore veda il mondo secondo il nostro punto di vista e non il suo.
- Privilegiamo l’espressione semplice di pensieri complessi. Siamo per il grande formato perché ha l’impatto dell’inequivocabile. Intendiamo rivendicare il piano pittorico. Siamo per le forme piatte perché squarciano l’illusione e rivelano la verità.
- È un principio largamente accettato tra i pittori che non importa cosa si dipinge purché sia dipinto bene. È l’essenza dell’accademismo. Non esiste qualcosa come una buona pittura sul nulla. rivendichiamo la crucialità del soggetto e il contenuto tragico ed eterno come l’unico valido. per questo professiamo un’affinità spirituale con l’arte primitiva e arcaica.
In questi 5 punti non è soltanto racchiusa tutta la poetica di Rothko, ma gran parte dei problemi dell’arte e in particolar modo dell’arte contemporanea. Certo che leggendo il terzo punto mi sono chiesta “e perché mai dovremmo abdicare al proprio punto di vista per osservare il mondo attraverso il punto di vista dell’artista?”
Per dare una risposta non possiamo fare altro che provare ad assumere il punto di vista dell’artista, così come assumiamo il punto di vista dello scrittore quando leggiamo un romanzo, quando ascoltiamo della musica o guardiamo un film. Ne vale la pena? Vi invito a scoprirlo assieme!
Dunque se siete pronti ad assumervi questo rischio non dovete far altro che prenotare il vostro posto con noi e faremo assieme questo viaggio!
Scopri qua il nostro calendario di visite guidate