image00027

Santa Maria del Fiore e il gotico fiorentino

Sommario

Come nasce la Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze? Cosa è il gotico fiorentino? E quale è il legame tra lo stile Gotico fiorentino e il Rinascimento? Queste sono alcune delle domande che mi sono posta in occasione di un mio intervento in un seminario di approfondimento per gli studenti universitari fiorentini.


Firenze vive tra il 1200 e il 1300 un’incredibile fioritura economica che si traduce in una altrettanto incredibile fioritura artistica. Basti pensare a Dante, Boccaccio, Petrarca, Giotto e Arnolfo di Cambio per comprendere l’importanza a livello non solo cittadino, ma possiamo dire mondiale, di ciò che avvenne a Firenze in quei secoli.

Preparando il mio intervento per un seminario organizzato dagli universitari di Firenze in collaborazione con Stazione Utopia sul Gotico e la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, mi sono trovata a riflettere e a convincermi sempre di più che l’Umanesimo fiorentino del XV secolo sia una logica conseguenza di ciò che avvenne in città nei secoli che lo precedettero.

E proprio la Cattedrale di Santa Maria del Fiore ne è l’esempio più evidente. Ma per capire bene quanto è stato concepito e fatto dai nostri antenati dobbiamo cercare di abbandonare i nostri schemi di storici dell’arte per cercare di immergerci nella mentalità e nella società che ha costruito questa imponente cattedrale.

La cattedrale di santa maria del fiore, il miglior esempio del cosiddetto gotico fiorentino.
Seminario per gli universitari fiorentini sul Gotico tra Firenze e Milano

Costruire una casa per il Signore

Per fare questo ho trovato un grandissimo aiuto nel magnifico saggio Costruire una casa per il Signore di Monsignor Timothy Verdon, direttore del Museo dell’Opera del Duomo. Egli parte proprio richiamando la nostra attenzione sul fatto che questo edificio non è soltanto, come molte volte viene ricordato, segno della superbia cittadina e della rivalità con le altre città della Toscana, ma rimane prima di tutto come edificio che testimonia la fede del popolo che l’ha costruito.

Nei documenti che abbiamo i fiorentini dicono da subito che il nuovo edificio viene costruito sì a decoro della città, ma prima ancora dicono che servirà ad onorare Dio. E queste cose, onorare la città e servire Dio, che noi mettiamo in contrapposizione, fa notare Verdon, in contrapposizione non lo erano affatto. La grandezza dell’architettura mostra la grandezza di Dio.

Questo concetto è esattamente quanto aveva detto l’abate Suger, ritenuto il padre dello stile gotico.

“La cieca mente s’innalza al vero attraverso ciò che è materiale e da oscurata che era si alza a vedere questa luce”.

Dunque attraverso le cose materiali l’uomo giunge a Dio. E la società fiorentina che era in forte fermento – pensiamo al fiorire dei commerci, all’affermarsi e all’espandersi della potenza finanziaria fiorentina – usa gabelle e lasciti per costruire l’opera comune. Ed è proprio la città comune che si va costruendo nelle nostre città medievali: sorgono palazzi pubblici, ospedali, oltre alle chiese ad uso della collettività.

Si allarga la chiesa e contemporaneamente si decide anche di allargare la piazza perché non più bastante a contenere la popolazione che in un secolo e mezzo era passata da 30.000 a 130.000 abitanti.

Gli ordini mendicanti e il gotico fiorentino: Santa Maria del Fiore, Santa Croce e Santa Maria Novella

Interno di Santa Maria Novella

In città sono arrivati nel corso del XIII secolo gli ordini mendicanti, primi fra tutti domenicani e francescani, e per loro lavorano sia Arnolfo che Giotto.  Si costruiscono gli altri due grandi esempi di gotico fiorentino la domenicana Santa Maria Novella e la francescana Santa Croce.

Le vaste dimensioni della Cattedrale e delle chiese di Santa Croce e Santa Maria Novella evidenzia, secondo Verdon, il loro scopo: “segni già presenti nel tempo e nello spazio di un destino glorioso, testimonianza di gratitudine e del retto uso dei doni ricevuti”.

La facciata originale di Santa Maria del Fiore

Ricostruzione della facciata di Arnolfo all’interno del Museo dell’Opera del Duomo. Quel gruppo di studenti che vedete sulla destra stanno seguendo Angela!

Tornando alla Cattedrale, vediamo quanto Arnolfo fa per la sua facciata.

La facciata progettata da Arnolfo per la Cattedrale, che adesso vediamo così ben ricostruita al Museo dell’Opera del Duomo, ci fa comprendere come è importante per Arnolfo, così come era stato per il cosiddetto gotico d’Oltralpe, la presenza di statue in facciata. Fino a questo momento non vi era molta scultura presente a Firenze, anche perché la figura umana, l’idolo pagano, era scomparso nell’arte cristiana. Nel XII secolo si vede invece una rinnovata attenzione alla scultura.

In Francia l’affermarsi della scultura gotica si era legata alla volontà di sottolineare la discendenza umana e regale di Cristo. Nelle cosiddette Gallerie dei Re presenti sulle facciate delle maestose cattedrali francesi, come a Reims o a Notre Dame a Parigi, si giustifica il potere dei re di Francia collegandolo direttamente a quello del Cristo. Si univa così il potere temporale a quello spirituale.

San Francesco e l’umanità di Cristo

In Italia questa riaffermazione della figura umana è legata invece alle figure di San Domenico e soprattutto di San Francesco. Colui che nel suo corpo arriva a soffrire i patimenti del Cristo. San Francesco è cosciente della sua finitezza e di quella del creato, ma allo stesso tempo è cosciente di come egli stesso e lo stesso creato sono parte dell’essere con il Creatore. Anche qui ci sarebbe molto da dire, ma per il momento sottolineo soltanto come la spiritualità francescana e domenicana  siano fondamentali per la nascita di una nuova sensibilità artistica che esalta la dimensione umana, partendo dalla dimensione umana di Cristo.

Le opere conservate nella Chiesa di Santa Maria Novella, nelle gallerie degli Uffizi e nella Basilica di Santa Croce danno conto del ruolo giocato degli ordini mendicanti nello sviluppo di una nuova arte che prelude al Rinascimento.

Come nasce la Cattedrale di Santa Maria del Fiore?

Adesso facciamo un passo indietro e vediamo come è sorta la nuova cattedrale. La precedente cattedrale, Santa Reparata, nel XIII secolo necessitava di forti opere di restauro. Dice Giovanni Villani “era di molto grossa forma, e piccola a comparazione di siffatta cittade; e ordinarono di crescerla […] e di trarla indietro, e di farla tutta di marmi e con le figure intagliate”.

Si allargò, come abbiamo già detto, la piazza perché il bisogno di spazio era urgente, e lo stesso bisogno portò velocemente alla decisione di costruire una nuova e ben più ampia cattedrale. Fin da subito, come abbiamo già visto, Arnolfo mette mano anche alla parte decorativa, realizzando alcune delle sculture per la nuova facciata. L’importanza data al corpo umano di Cristo conduce direttamente all’importanza di Colei che nel suo grembo ha nutrito e cresciuto il corpo umano di Cristo. E Maria diventa protagonista assoluta di questo momento artistico.

Il Secolo XIII è stato definito anche il secolo di Maria. Tutte le grandi chiese che si vanno costruendo o ricostruendo vengono dedicate a lei. Sulla facciata del nostro Duomo Arnolfo scolpisce tre statue che rappresentano Maria Madre, Maria Regina, e la Morte della Vergine.

Dunque un corpo fisico che occupa uno spazio. Costruire la Chiesa è sottolineare il corpo fisico di Maria. Come lei ha partorito Gesù, così la chiesa partorisce i suoi fedeli (bellissimo questo paragone di Verdon tratto da Sant’Agostino).

Come si sviluppò questo progetto?

Nella mente di Arnolfo la chiesa doveva essere più corta e le finestre, come ancora si vede osservandola dall’esterno, dovevano essere più ravvicinate e con un altro ritmo. Questo ritmo più incalzante avrebbe dato un maggior senso di verticalità all’edificio, più simile al gotico d’Oltralpe. Ma Firenze è Firenze e l’amore per la chiarezza matematica e per la semplificazione ecco che riemerge.

Francesco Talenti che era succeduto ad Arnolfo come capomastro voleva portare le campate dalla facciata al transetto a tre, invece che 4, mantenendo in lunghezza la dimensione impostata da Arnolfo. Si vede bene ancora oggi, dai un’occhiata alla foto del fianco della Cattedrale qua sotto.

Esterno di Santa Maria del Fiore

Possiamo vedere che nelle campate costruite dal Talenti vi è una finestra sola invece che le 3 del progetto iniziale. Per far questo si dovette rafforzare la facciata in modo che potesse contenere una maggior spinta dei nuovi archi che così risultavano più alti e larghi. Con il progetto del Talenti si andava quindi semplificando anche le superfici interne, dove si sarebbero create zone più ampie, non divise verticalmente, quasi degli spazi quadrati.

Il popolo interviene attivamente nel progetto suggerendo delle modifiche. Nel 1364 un consiglio di cittadini suggerisce di abolire i costoloni che andavano da terra al centro delle volte, ritmando verticalmente la cattedrale (ogni campata era così suddivisa in 4 spicchi). Si riconferma una finestra sola per campata e oculi tondi invece che rettangolari in alto. Tutti tratti questi che rendono il gotico fiorentino così squisitamente “classico”. Dunque tra lo stile romanico e quello rinascimentale vi è un avvicinarsi agli stilemi gotici, ma sempre riletti in chiave di semplificazione e razionalità spaziale. Una società mercantile e pratica come quella fiorentina non ama le complicazioni, ma le semplificazioni.

Come si arriva al progetto definitivo di Santa Maria del Fiore?

Anche se mettere d’accordo tutti non fu impresa facile. Si discusse su tutto. C’era chi, come Giovanni di Lapo Ghini, voleva aumentare la lunghezza portando la chiesa a 5 campate, raggiungendo quindi l’attuale ingresso del Museo dell’Opera. La cittadinanza mormora e si insultano i capomastri, tanto che con un’ordinanza l’Opera vieta di insultarli pubblicamente. Talenti viene licenziato, sostituito dal Ghini ma con poteri limitati. Si cerca di trovare una soluzione che metta d’accordo tutti. Nel 1366 L’Arte della Lana che era incaricata della costruzione della Cattedrale chiede aiuto all’Arte della Seta e dell’Oro e a Calimala. Si domandano scultori, orafi e pittori per risolvere il disegno del Duomo. Questa commissione così formata arriva ad un compromesso tra le versioni precedenti. Si ripristinano le 4 campate di Arnolfo, ma si conferma la misura allungata del Talenti (1357), anche perché ormai si erano già chiuse 2 campate. 

Nello stesso 1366 spuntano delle crepe nelle volte. È il panico generale!!!

 I capomastri consigliano di mettere stanghe di ferro e catene. Si chiama un nuovo consiglio di 100 uomini che nominano 8 maestri per questo incarico. In agosto si ridiscute nuovamente il disegno e alla fine si approva quello suggerito dall’Arte degli Speziali (tra questi vi è l’Orcagna e il vecchio Taddeo Gaddi). Si fanno distruggere tutti gli altri modelle e disegni della Cattedrale.

Si teme ancora che le grandi finestre possano indebolire l’edificio e per buona pace di tutti se ne fa realizzare un modello in mattoni e finalmente il 9 agosto 1367 si approva il progetto e si può riprendere. Si stabilisce anche che i responsabili in carica dell’Opera di Santa Maria del Fiore che si sarebbero succeduti nei decenni a venire giurassero davanti ad un notaio di non modificare tale progetto!!!

Santa Maria del Fiore, una cattedrale virile!

Interno di Santa Maria del Fiore

Dunque il Duomo che vediamo oggi è quello che esce dal  modello del 1367. Quali sono le sue caratteristiche? Semplicità e forza. Verdon dice che questo Duomo è una chiesa “virile”. E questo lo capirai se avrai la fortuna di visitare il Duomo al suo interno. LINK

Nel 1380 si edificano i giganteschi pilastri a est e i contrafforti tra gli spicchi delle cappelle della tribuna, capaci di sostenere il peso della cupola, senza dover ricorrere agli archi rampanti tipici delle chiese gotiche d’Oltralpe. La cattedrale fiorentina si doveva ergere senza sforzo, senza sostegni esteriori, in quanto segno dell’intelligenza dell’uomo a cui Dio ha dato la facoltà di comprendere i segreti dell’universo.

Si costruisce anche il tamburo: adesso la chiesa è pronta per la Cupola!

Grazie all’alto tamburo la Cupola svetta sopra i tetti dei palazzi fiorentini

Nel progetto del 1367 si era anche previsto un nuovo alto tamburo per far emergere la cupola che altrimenti sarebbe stata tagliata dalla linea dei tetti. Si inseriscono anche grandi oculi che avrebbero portato una maggiore illuminazione interna.

Sebbene prevista fin dall’inizio, la cupola che si va progettando sempre più grande, mostra in realtà non tanto la superbia del popolo che la va edificando, quanto la fede di questo popolo.

Probabilmente né Arnolfo, né il Talenti o il Ghini sapevano come voltare tale spazio, e loro assieme a tutta Firenze dovevano quindi confidare nel Signore che avrebbe infuso la sapienza necessaria alla sua edificazione. E tale opera è stata poi al momento opportuno terminata, dando ragione a quanti per secoli, sebbene in mezzo a litigi e traversie hanno portato avanti la costruzione della casa del Signore.

E la costruzione della Cupola?

Con questo articolo volevamo parlare della nascita della nuova grande cattedrale in quel momento artistico definito Gotico, e più specificatamente gotico fiorentino. Per la cupola non ti resta che venire a Firenze e prenotare un tour con Noi!

Ti lasciamo però con le parole del Brunelleschi che interrogato sulla costruzione della Cupola dall’Arte della Lana risponde:

[…] non è dubbio che le cose grandi hanno sempre nel condursi difficultà, e se niuna n’ebbe mai, questa vostra l’ha maggiore che voi per avventura non avisate. Perciò che io non so che neanco gl’antichi voltassero mai una volta sì terribile come sarà questa, et io, che ho molte volte pensato all’armadure di dentro e di fuori, e come si sia, per potervi lavorare sicuramente, non mi sono mai saputo risolvere; mi sbigottisce non meno la larghezza, che l’altezza dell’edifizio; perciò che se ella si potesse girar tonda, si potrebbe tenere il modo che tennero i Romani nel voltare il Panteon di Roma, cioè la Ritonda, ma qui bisogna seguitare l’otto facce et entrare in catene et in morse di pietre, che sarà molto difficile. Ma ricordandomi che questo è tempio sacrato a Dio et alla Vergine, mi confido che, faccendosi in memoria sua, non mancherà di infondere il sapere dove non sia et agiugnere le forze e la sapienza e l’ingegno, a chi sarà autore di tal cosa.

(Vasari , Vite) Filippo Brunelleschi all’Arte della Lana, 1417

Condividi questo articolo

Condividi su facebook
Condividi su pinterest
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

Ti potrebbero anche interessare:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.